La Prima Guerra Mondiale

LA SITUAZIONE ECONOMICO POLITICA

Una serie di conflitti mutarono e sconvolsero la situazione economico politica delle potenze mondiali prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale:

• l’espansione del capitalismo nelle economie dei principali Paesi coinvolti;
• il fatto che i diversi stati attuarono una politica di tipo imperialista, i gruppi economici influirono molto le politiche di ogni Paese;
• la crisi del sistema di alleanze create da Bismark;
• la nascita del nazionalismo;
• lo sviluppo della cultura bellicista;
• la sopravvalutazione delle forze militari.

Sarajevo

il 28 giugno del 1914 il pretesto per lo scoppio della Grande Guerra fu dato dall’attentato a Sarajevo, ai danni dell’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando, da parte di un indipendentista slavo. L’Austria mandò immediatamente un ultimatum alla Serbia, la quale, rifiutandosi di scendere a patti, scatenò la dichiarazione di guerra il 28 luglio del 1914.

Il ruolo dell’Italia

L’Italia dichiarò la propria neutralità il 2 agosto del 1914.

Dopo l’avanzata tedesca in Francia ed il blocco continentale operato dalla flotta inglese, nel 1915 anche l’Italia entrò in guerra. In quel periodo l’opinione pubblica era divisa i due fazioni: da una parte c’erano i “neutralisti”, dall’altra gli “interventisti”.

Il 26 aprile del 1915, il governo italiano si alleò segretamente con la Triplice Intesa (Inghilterra, Francia, Russia), stipulando il Patto di Londra. Attraverso tale accordo l’Italia si impegnò nella guerra contro l’Austria ed, in caso di vittoria, avrebbe dovuto ottenere le terre irredente di Trentino, l’Alto Adige, Trieste, Istria e della la città di Valona, in Albania.

Il 23 maggio le truppe italiane entrarono in guerra.

Conseguenze e situazione economico politica dopo il conflitto

Al termine della Prima Guerra Mondiale, ad eccezione degli Stati Uniti, la situazione economico politica era stata ovuque sconvolta.

Gli impianti produttivi erano andati distrutti, l’agricoltura era priva delle sue migliori forze lavorative, i beni primari erano molto scarsi, specialmente nelle grandi città, dove i prezzi aumentavano vertiginosamente. Inoltre, i salari erano bloccati a causa della riconversione industriale, dalla produzione bellica a quella civile.

L’Europa uscì dal conflitto in condizioni di grave instabilità politica ed economica. Le perdite umane e materiali non avevano sconvolto non solo le potenze sconfitte, ma anche quelle vincitrici.

La Germania era prostrata, le condizioni di pace erano state durissime, alimentando la crisi economica del Paese, ma anche un forte desiderio di rivincita. Anche la Francia, l’Inghilterra e l’Italia ne erano uscite pesantemente indebolite.

L’offerta era ovunque inferiore alla domanda, i prezzi salivano ed il potere d’acquisto scendeva, mentre a crescere era il numero dei disoccupati. Le industre e l’agricoltura non erano in grado di assorbire tutta la manodopera costituita da coloro che erano ritornati dal fronte. Le industrie si erano trasformate praticamente in produttrici di solo materiale bellico, la riconversione richiedeva tempi estremamente lunghi e furono molte le industrie a fallire.

Conseguenze sociali dopo il conflitto

Finita la Prima Guerra Mondiale, le vittime erano quasi 10.000.000, tra i caduti sui campi di battaglia ed i morti a causa delle varie malattie epidemiche, risultato delle privazioni alimentari ed igieniche subite durante gli anni del conflitto. Inoltre, tra il 1918 ed il 1920 si diffuse in tutta l’Europa anche l’epidemia spagnola.

Durante la guerra, la grande borghesia e gli affaristi si erano largamente arricchiti, cosa che inaspriva decisamente l’avversione delle masse popolari.

Il contributo femminile alla forza lavoro era stato decisivo in quegli anni, e nei settori più disparati.

Lo schema che segue riporta le tendenze politiche relative alle rispettive classi sociali.

  • Operai industriali, braccianti, agricoltori e salariati: partiti socialisti e formazioni anarchiche.
  • Ceti intermedi (piccoli proprietari re piccoli borghesi): associazioni rivendicatrici del superamento dei tradizionali ordinamenti istituzionali.
  • Grandi proprietari industriali ed agrari, gerarchie militari, antica aristocrazia e quadri superiori delle burocrazie statali: partiti conservatori.